Per Tabellini la Bce non è una “chiesa”, ma un tempio di credibilità

“Parlare di ‘tradizione mistico-religiosa’ nel caso della Banca centrale europea, e addossarle buona parte delle responsabilità per i livelli di disoccupazione e il tenue sviluppo del nostro continente, è eccessivo”. Così Guido Tabellini, rettore della Università Bocconi di Milano, entra nel dibattito aperto mercoledì scorso sul Foglio da un’analisi di Giorgio La Malfa, che ha criticato “la mistica dell’euro” dicendo che “la Bce non è Vangelo”.
24 APR 09
Ultimo aggiornamento: 11:41 | 10 AGO 20
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Roma. “Parlare di ‘tradizione mistico-religiosa’ nel caso della Banca centrale europea, e addossarle buona parte delle responsabilità per i livelli di disoccupazione e il tenue sviluppo del nostro continente, è eccessivo”. Così Guido Tabellini, rettore della Università Bocconi di Milano, entra nel dibattito aperto mercoledì scorso sul Foglio da un’analisi di Giorgio La Malfa, che ha criticato “la mistica dell’euro” dicendo che “la Bce non è Vangelo”. A La Malfa ha replicato Lorenzo Bini Smaghi, membro del board dell’Istituto di Francoforte, con un’intervista sempre su queste colonne. E ieri c’è stato un intervento dell’economista Paolo Savona. “In realtà sono gli stessi fatti a dire che la Bce ha lavorato bene”, dice Tabellini. Certo, come tutte le istituzioni, anche quella con sede a Francoforte non è infallibile. “Ha sbagliato ad esempio, e in modo molto netto – spiega l’economista bocconiano – nel gestire i tassi di interesse in questa fase di crisi economica. Non ha compreso a pieno, e subito, la portata degli sconvolgimenti in corso”. Lo dimostra il fatto che ancora pochi mesi fa, a dicembre, la Bce abbia previsto per l’area euro una moderata crescita del pil nel 2009, in netto contrasto, per esempio, con le stime pubblicate questa settimana dal Fondo monetario internazionale: meno 4,2 per cento del pil a fine anno. “Nulla di riconducibile al rispetto di presunti dogmi religiosi o a uno specifico metodo di lavoro – secondo il rettore – ma un errore di valutazione”. Che spiegherebbe anche perché, a fronte di una Federal Reserve che sin dal primo manifestarsi della crisi ha lasciato scendere i tassi di interesse, la Bce abbia continuato a farli salire.
Contemporaneamente però la crisi ha dato ragione alla Bce su altri versanti: “Le turbolenze nel mercato del credito hanno dimostrato quanto fosse giustificata l’attenzione della nostra Banca centrale agli aggregati monetari. Non tanto nel senso di prestare attenzione alla quantità di moneta quanto piuttosto in generale alla quantità del credito bancario e del credito in assoluto. Se anche la Fed avesse coltivato una certa oculatezza, propria della tradizione tedesca, avremmo corso molti meno rischi”.
Quanto ai dati comparati sull’economia reale di Unione europea e Stati Uniti sottolineati da Bini Smaghi a sostegno della tesi della bontà dell’operato della Bce per ribattere alle critiche di La Malfa, secondo cui gli alti tassi avrebbero frenato l’aumento del pil, Tabellini aggiunge: “Nel medio periodo la politica monetaria influisce sulla competitività di una economia solo in modo molto indiretto. La crescita dipende piuttosto dalla flessibilità dei mercati, dalla politica fiscale e da altri fattori che sfuggono alla gestione monetaria”. Quest’ultima risulta invece decisiva per aspetti come quello dell’inflazione o della volatilità dell’output. “Sul primo punto – anche ammettendo che l’inflazione sia scesa un po’ dappertutto per ragioni globali – non c’è dubbio che la Bce si sia comportata bene. Quanto invece alla stabilizzazione ciclica dell’economia, l’Istitituto durante la crisi ha rivelato forse, in alcuni frangenti, un certo ritardo”. Nella valutazione dell’operato della Bce si deve comunque tenere conto del suo carattere sopranazionale: “L’Italia potrebbe trarre vantaggi da tassi di interesse più modesti, come è anche probabile che la Spagna oggi potrebbe beneficiare di una svalutazione del cambio. Il fatto che non si possa tenere troppo conto di situazioni particolari non è merito o demerito della Bce, ma una conseguenza diretta della scelta di avere una valuta unica”. Quel che è certo, secondo Tabellini, è che parlare di “chiesa di Francoforte”, come ha fatto La Malfa, vuol dire muovere una critica ingiusta anche alla luce di alcuni altri aspetti della Banca presieduta da Jean-Claude Trichet. Da parte di quest’ultima c’è innanzitutto il “tentativo costante di dialogare con le altre istituzioni”, come il Parlamento europeo, e con l’opinione pubblica in generale: “La Bce, ad esempio, è l’unico istituto centrale tra quelli dei grandi paesi industriali che, per illustrare le sue decisioni, convoca una conferenza stampa durante la quale raccoglie domande non concordate. Siamo lontani anni luce dai freddi comunicati stampa della Federal Reserve”.
Da sottolineare anche il carattere di indipendenza rispetto alla politica, molto più marcato rispetto ad altri omologhi stranieri. “Questo sia per ragioni che discendono dal suo statuto, sia perché non esiste un’autorità politica europea forte come quelle a livello nazionale. L’autonomia di Francoforte potrebbe rivelarsi un elemento di debolezza in condizioni estreme come quelle attuali – conclude Tabellini – ma in ‘tempi normali’ la stessa indipendenza dal potere politico e fiscale si rivela un enorme vantaggio. Consente alle autorità monetarie di condurre una politica con criteri tecnici e trasparenti. E questo è garanzia di credibilità anche per i mercati internazionali”.